Il Primo Post: Circuit Bending, questo sconosciuto

Posted on 10/03/2011

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Ciao, benvenuto a te, visitatore sconosciuto che pratichi queste lande internettare. Se vuoi sapere chi sono e perchè perdo il mio tempo a scrivere qui, ti invito ad andare qui per non capire niente comunque.

Come prima cosa ho pensato che era figo parlare di un argomento che a me sta molto a cuore, cioè io credo che nel 2011 sia una cosa di cui bisognerebbe parlare di più, altrimenti poi è facile parlare della crisi globale e dei libici se si nascondono certe cose alla gente.

Tra un po' il mondo sarà invaso da ceffi come questo che sparano al vostro Doc Brown di fiducia

Il circuit bending è una pratica altamente scorretta che esiste da quando esiste l’elettronica, ma che è stata teorizzata e resa famosa dal sedicente Reed Ghazala. Sedicente è un giudizio di valore mio, il povero signore non ha niente di male, è un fricchettone come decine di altri, però si è inventato delle cose FIGHISSIME che vi invito a cercare con le vostre manine su Google.

Il vostro prossimo genero

Vostra figlia lo chiederà in sposo e voi sarete contentissimi

Si tratta di una disciplina a cavallo tra l’arte sperimentale, l’uso improprio dell’elettronica e la cosa che fanno i fratelli minori verso i cinque anni, quando prendono uno per uno tutti i vostri videogiochi tascabili Gig Tiger e li fanno a brandelli, adducendo come scusa il fatto di volerli aggiustare (esperienza vera).

-Si, ok Nicola. Ma IN SOSTANZA cosa fanno quelli che fanno circuit bending?

Ah già, è vero non l’ho detto. Allora, facciamola semplice. Avete mai visto un circuito stampato? Si? No? Non avete mai voluto aggiustare un Gig Tiger del vostro fratello maggiore? Beh, è fatto più o meno così

Già. Così.

Ecco, unendo quei puntini argentati (“a caso” è un criterio abbastanza affidabile) succede che il circuito va in corto. Il che, nel caso dei Gig Tiger, ma comunque anche in generale, non è una cosa buona. Non fosse che, con i circuiti elettrici di molti giocattoli musicali, questi ultimi si mettono a sbarellare e tirano fuori suoni alieni per cui non erano assolutamente stati inventati. Si può passare da ritmi spezzati e frenetici nel caso di giocattoli ritmici, a sciabordate di noise o drone psichedelici, passando per effetti modulabili (tramite potenziometri o fotoresistenze) tipo pitch modulation e simil-delay. Tutto questo nella migliore delle ipotesi.

Nella peggiore delle ipotesi invece il circuito si brucia e va tutto un po’ a puttane, e tu rimani lì coi tuoi fumi di silicio e un fratello minore senza più un capezzolo (esperienza QUASI vera). Il bello di questa pratica è che non sono necessari né strumenti tecnici di alcun tipo, o comunque niente di costoso, né conoscenze elettroniche pregresse. Nella più pura delle sue forme il circuit bending può essere praticato a mani nude (posto che il circuito che volete toccare viaggi a voltaggi BASSI, e comunque sempre e SOLO con cose che funzionano a batterie, pena l’esclusione dal GIUOCO DELLA VITA), ed il circuito diventa (cito a memoria le parole del fricchettone di prima) una tela su cui comporre paesaggi sonori imprevedibili.

Il figlio di vostra figlia e il ceffo di prima

Poi naturalmente c’è chi ‘sta cosa del circuit bending l’ha elevata ad arte assoluta, e oltre agli aggeggi musicali (specie se scrausi, così anche se li bruci non ci rimetti granché) ha esteso il processo a bene o male  qualunque apparecchio elettronico, tipo GameBoy, videoregistratori, Nintendo Entertainment System, sintetizzatori e drum machine. Non escludo che, estendendo ancora di più il concetto, il circuit bending si possa applicare anche alla vita organica. Tipo Jeff Goldblum ne La Mosca può essere inteso come caso di circuit bending autoinflitto.

I risultati sono, come potrete immaginare, altamente aleatori e non sempre assicurati, ma quando si becca il bend giusto la sensazione è bellissima. Per dire, io mi sono cimentato con una pianola della Casio, la SK-1 che andava di moda quando facevo le medie perchè potevi campionare i rutti e suonarci l’Inno alla Gioia durante le ore di musica. Posto un video per farvi capire i risultati che si possono ottenere bendando questa piccolina (no, il video non l’ho fatto io): 

Se c’è ancora qualcuno che sta leggendo dopo ‘sta filippica lo invito a farsi un giro su internet cercando Circuit Bending. C’è che ha fatto davvero dei capolavori, trasformando banali giocattoli in installazioni audiovisuali impressionanti. Uno che adesso non mi ricordo ma giuro che l’ho visto si è fatto addirittura un impianto modulare tutto di giocattoli circuitbendati. Robe spettacolari.

Davvero, non posto niente di esemplificativo perché sennò ‘sto post non lo chiudo più, ma è una disciplina stupenda e semplicissima. In America il MIT ha organizzato addirittura workshop per bambini sull’argomento. Eccezionale. Ci sono anche un botto di personaggi che ci fanno musica, naturalmente, ma ad essere sincero è tutta roba al limite dell’ascoltabile, o per dirla da sborone, è roba da addetti ai lavori.

 

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Posted in: DIY Attack!